Tuesday, May 3, 2005

surfing Ireland


sono in irlanda a trovare matteo. sabato mattina ci svegliamo con i postumi di una serata divertentissima, di quelle un po' selvagge che non passavo dai tempi dell'universita'. un giro per locali, ci imbottiamo di beamish e di murphy's, e poi a fare la lap dance con una biondina che ci prova in maniera sfrontata (ci prova con me, non con matteo!!!)... e poi barcolliamo verso casa... e la mattina dopo ci si sveglia con una bocca impastata e la lingua non sembra fatta di carne ma di moquette....saltiamo in macchina e guidando contromano (contromano per me non per tutti gli altri) andiamo al mare che qui non e' mare ma e' oceano. quell'oceano che un giorno spero di potere attraversare in barca a vela...la giornata e' uggiosa, tipicamente irlandese, ma mi ricorda tanto la milano-laghi in inverno, con una nebbia talmente fitta da potere essere tagliata con un coltello o, come dicono qui, da sembrare una zuppa di piselli. arriviamo a inchydoney, una micro-hyeres irlandese. Colum ci aspetta col suo furgone carico di tavole da surf da onda. fa un freddo polare ma la voglia di buttarsi in acqua e' troppa. ci vestiamo da capo (con anche un elegantissimo copricapo di neoprene) a piedi e mi sento un vero sex symbol con la muta che mi schiaccia le poppe e il culo e mi evidenzia la pancia. vabbe' pure matteo sembra un pinguino, ma non glielo dico che magari si offende e poi mi molla in mezzo a una torbiera.... portiamo le tavole in spiaggia e gia' sono stanca. uff... proprio fuori forma....



l'istruttore ci fa una brevissima spiegazione su quello che andrebbe fatto e ci buttiamo in acqua. bisogna sdraiarsi sulla tavola e trovare il giusto equilibrio, non troppo avanti ne' troppo indietro, aspettare l'onda e cercare di prenderla e surfarla da sdraiati il più possibile. Dopo un primo ribaltone in cui vengo un po' frullata riesco a trovare il giusto equilibrio e inizia la supino-surfata. E' divertentissimo, mi sembra di stare al luna park!!! sembriamo dei bambini che giocano coi cavalloni. Matteo e' bravo e salta sulla tavola e riesce anche a starci in piedi! io no... l'istruttore ci richiama in spiaggia e ci mostra il giusto modo di saltare in piedi sulla tavola. deve essere un unico movimento. una spinta che parte dalle braccia e hop ti ritrovi in piedi, una flessione poderosa che ti tira su. io non riesco manco a farle le flessioni, come posso pensare di ruscire a saltare in piedi sulla tavola? ci provo e ci riprovo e proprio non mi riesce...rientriamo in acqua. provo a prendere un'onda e quando sento di avere il giusto equilibrio provo a saltare su. mi ribalto e mi finiscono nei bronchi quei 2-3 litri di acqua che mi tagliano il fiato per 5 minuti. prova e riprova alla fine non ottengo alcun risultato se non stancarmi ancora di piu'. mentre matteo sfoggia l'abilita' di un kelly slater in erba, io niente. l'istruttore, mosso a pieta', mi incita e mi sprona a usare tutte le mie energie nella giusta direzione. e alla fine con lo stile di un'otaria del circo togni riesco a salire sulla tavola per 2 secondi! le 2 ore della lezione sono finte. sono distrutta ma felice.

Monday, January 24, 2005

Francis il mulo

È stato tutto perfetto. Talmente bello da sembrare un film. Iniziamo.

Scena 1.
Titolo: l’affondamento
Protagonista: il fuoribordo
I ragazzi sono scesi ad Andora venerdì pomeriggio in modo da armare Furia e metterlo in acqua. Efficientissimi, bravissimi, puntualissimi preparano la barca, la portano alla gru, la mettono in acqua. Giorgio sistema il fuoribordo, dimenticandosi un piccolo dettaglio: il cimino di sicurezza. Si preparano per andare all’ormeggio. Alberto mette in moto il motore. Brum brum tuff sput sput gluglugluglu. Ehm... andato.

Scena 2.
Titolo: l’arpionamento
Protagonista: il fuoribordo
Qualcuno sarebbe così cortese da prestarci un arpione, una canna da pesca, un calamitone, qualcosa per recuperare il fuoribordo? Ecco grazie, l’uncinone andra’ bene. Punta la torcia, non lo vedo, dove cavolo è finito? Eccolo là, adagiato sul fondo come il Titanic. Punta meglio la torcia per favore, uncinalo, tira tira tira. Ohhh issa ohhh issa, recuperato. Chissà quanto costa un fuoribordo nuovo...

Scena 3.
Titolo: il rischiato affondamento
Protagonista: fuoribordo2-la vendetta
Sabato mattina portiamo il fuoribordo dal meccanico per farlo riparare. Ci danno un motore sostitutivo. Albert monta il motore. Tutto a posto. Come funzia? Vediamo... la leva delle marce è qui, sembra difettosa, sembra attaccata con lo sputo. Attentoooooo. Tuff gluglugluglu. Andata. Ma Albert è il Mitch Buchannen del lago di Garda, si tuffa con agilità ed evita l’ennesima tragedia.

Scena 4
Titolo: le istruzioni di regata
Protagonista: la boa
Regata del sabato. Usciamo presto per fare qualche bordo. Al timone Albert alla sua prima esperienza con un gennaker. New entry il Tone. Io sempre a prua. Siamo carichi, siamo carichissimi. Ci sentiamo fighissimi. Con questi spray top e il berretto in testa sembriamo come quelli che si aggirano per Campione del Garda alle regate dei 18 piedi australiani. Per darci un tono non chiamiamo le manovre in dialetto come al solito, ma azzardiamo un inglese maccheronico con vari tack, gybe, overtrim, e ci inventiamo pure un improbabile smashboat visto che non sappiamo come si traduce schiaccia barca, ma smashboat suona molto bene. Le condizioni mi ricordano il mio homespot (questa parola ve la butto li’ giusto per tirarmela un po’ e per farvi sapere che ai Caraibi mi sono data al surf): i 5 nodi d’aria mi ricordano tanto Desenzano e le onde incrociate mi ricordano il golfo di Salò con i suoi motoscafoni. Sono carica sono carica dai partiamo. 5 minuti. 1 minuto. Vai Albert, aggressivo, cattivo, così mi piaci, vai vai vai beeeeeeeep beeeeep partenza annullata. Uff, ero cosi’ carica proprio adesso doveva girare il vento? Vabbè rifacciamo. E partiamo male. I mostri sacri della vela mettono una certa soggezione a noi habitué delle regate dell’oratorio. Non fa niente, ricordatevi che anche noi siamo fighissimi: tacktacktacktack-iss sticaz siamo ultimi. Certo che oggi questa barca più che Furia cavallo del West sembra Francis il mulo, chissà come mai. Qualcuno ha regolato le sartie? No. Eravamo troppo impegnati a sentirci fighi per esserlo davvero. Fa niente. Essere vincenti è una questione mentale. Siamo fighi siamo australiani, stramb stramb tira giu’. Wow! Con le condizioni del mio homespot mi riescono persino le ammainate senza fare casino. Inizio a pensare che 0-5 nodi di vento siano l’ideale per il Melges. Tacktacktack-iss-strambstramb ci avviamo all’arrivo. Sempre ultimi. Bhè se non altro siamo costanti. Dov’è la boa da fare prima dell’arrivo? Interviene Gof: "Non c'e' da fare la boa, si deve arrivare tra la barca e la boa, la boa prima non è nel percorso". Ma va? Ma la stanno facendo tutti quella boa li'. Gof rimane fermo nella sua convinzione, da bravo ingegnere preciso preciso prende le istruzioni di regata e declama ad alta voce: P12P12A! E in bacheca non c’erano modifiche al percorso, quindi andiamo alla barca senza passare dal via, come a monopoli. L’equipaggio è perplesso: se non è da fare perchè la stanno facendo tutti quella boa? Andrà fatta. Già arriviamo ultimi, non facciamo la solita figura da alpini e facciamola anche noi. Il timoniere prende in mano la situazione e dice: siamo ultimi, ultimi o dsq non cambia molto, quindi andiamo all’arrivo e vediamo cosa succede. Succede che con questa mossa arriviamo terzultimi che detto cosi’ non suona tanto bene, ma per noi è un successo. La boa non andava fatta, o meglio andava fatta ma si sono dimenticati di segnarla nel percorso. Che fortuna avere un ingegnere in barca.

Scena 5
Titolo: ripetizioni
Protagonisti: gli ultimi della classe
Altro che Francis il mulo, qui i veri somari siamo noi. Occorre rimediare, dobbiamo fare qualcosa. Passiamo il resto del pomeriggio in albergo a guardare i filmati di Buddy Melges. E guardiamo e riguardiamo, e ferma l’immagine, e fai la moviola, e guarda e riguarda, cerco di capire come fanno a manovrare per carpire i loro segreti, ma purtroppo la mia materia cerebrale mi consente la capacità di concentrazione di una triglia e dopo poco la mia attenzione si focalizza sui sandali del tailer di Buddy. L’Oscar Tonoli l’ho visto timonare l’asso con le infradito. Forse quelli bravi li riconosci dalle ciabatte...

Scena 6
Titolo: ancora ripetizioni
Protagonista: il Dodo
Abbiamo la fortuna di dormire nello stesso albergo di Dodo, Albertone e Matteo e capita di incontrarsi. Domenica mattina, mentre Albert stava torchiando il Calde, Giorgio ed io abbiamo accerchiato il Dodo, l’abbiamo stretto contro il bancone della reception e abbiamo iniziato l’interrogatorio: come regoli le alte? E le basse? E come passa il gennaker? Davanti o dietro? Confessa Dodo, confessa! E ha confessato davvero, e ci ha dato un sacco di suggerimenti ed è stato gentilissimo, e poi mi ha anche offerto il caffè!

Scena 7
Titolo: quell’attimo
Protagonisti: noi lagheè
Altra regata altro cambio di equipaggio: esce Tone entra Umberto. Cinque lagheè ed orgogliosi d’esserlo. E oggi regoliamo addirittura l’albero. Si vede che abbiamo studiato eh? Usciamo appena possibile per allenarci un po’. Umberto timona per la prima volta il Melges e vuole provarlo. C’è una bella arietta, il giusto per divertirsi. Proviamo la bulina (oggi torniamo a parlarci in dialetto quindi diciamo bulina) e un po’ di virate, poi proviamo il lasco. E mentre proviamo il gennaker abbiamo uno spettatore eccellente: Ruffo ci sta osservando interessato. Uh che emozione, dai facciamogli vedere di che pasta siamo fatti noi gente di lago, noi marinai d’acqua dolce! Ruffo fa degli strani gesti, cerca di attirare la nostra attenzione verso la testa d’albero. Etteppareva iniziamo bene... ho incasinato la drizza spi e il gennaker è armato a 7/8 e non me ne ero accorta. Vabbe’ ammaina che metto tutto a posto. E voi siate comprensivi: va bene che siamo gardesani, ma mica tutti possono essere dei Luca Valerio e che diamine! Inizia la regata. 5 minuti. 1 minuto. Grande Umberto, mi piaci così cattivo ma non fare ocs ti prego. Partiamo bene. Potrei parlarvi per ore e ore delle nostre scelte tattiche se solo me le ricordassi, ma non me le ricordo quindi non vi tratterrò ancora per molto. Arrivo al sodo. Prima boa bene, nei primi 10. Poi andiamo al largo a cercare un po’ d’aria. E va bene. Va benissimo. Va talmente bene che giriamo la boa quarti e dico Q-U-A-R-T-I. Non per essere pedante ma ho detto un due tre quarti!!! E se Giulia Conti ha bisogno di una prodiera per Pechino, mi tenga in considerazione perchè vorrei ribadire il concetto: QUARTI in boa! Questi sono momenti memorabili, attimi di gloria che rimangono impressi nel cuore, attimi che purtroppo in quanto attimi durano un attimo e alla boa successiva non sei più quarto e ovviamente ti si incasina la manovra e perdi ulteriori posizioni e finirai 14, ma per un momento sei quarto e sei nel posto più bello del mondo, la barca, con le persone più belle del mondo, il tuo equipaggio, e questo attimo dura un attimo ma per quell’attimo sei stato in paradiso.

The End

Tuesday, December 14, 2004

il rodeo


Piu’ volte me l’hanno consigliato, eccovi accontentati: mi sono infine data all’ippica.
Volevano farci credere che andare in Melges fosse una delle piu’ belle espressioni della vela e invece ci hanno mentito. I Melges non sono barche: sono cavalli pazzi. E bravo chi riesce a domarli.
Il rodeo e’ iniziato sabato mattina, ma sono talmente stanca e piena di botte che fatico a ricordarmi il mio nome, figuriamoci come si sono sviluppate le regate.
Iniziamo con la cronaca rosa. Furia Cavallo del West era ormeggiato proprio li’, di fianco a Paolo Cian che quando l’ho visto m’e’ preso un colpo al cuore che non me lo ricordavo cosi’ bello. Io su Furia Cavallo del West e lui ancora sul pontile eravamo quasi alti uguali. Poi sono smontata da Furia Cavallo del West e mi sono accorta che questo amore e’ ostacolato da almeno 30cm e 30kg di differenza. Altro che Renzo e Lucia o Romeo e Giulietta, noi due insieme sembreremmo Olivia e Pisellino. Il problema e’ che lui non mi fila proprio! Non alza mai lo sguardo sto babbeo! Ma quanto mi piace!
Sleghiamo Furia e usciamo presto per allenarci un po’. C’e’ una bella arietta la’ fuori. Inizio a preoccuparmi. Speravo in una regatina tranquilla con un venticello che ci permettesse di manovrare senza troppe complicazioni e soprattutto che non mi scompigliasse troppo i capelli. Invece appena usciti ci accorgiamo che ci sono una ventina di nodi, i miei capelli sono sempre piu’ simili a quelli di Branduardi e io soprattutto non riesco ad ammainare il gennaker di Furia senza problemi.
Il rodeo inizia.
Prima bolina tutto tranquillo. Furia non si sta comportando male e sembra mansueto come un qualsiasi puledrino. Appena girata la boa la bestia si scatena e inizia a galoppare a tutta velocita’ cercando di disarcionarci. Galoppa cosi’ velocemente che sembriamo un motoscafo. Strambiamo. Corri Furia corri! Sei bellissimo, la prossima volta mi metto il cappello da cowgirl e mi porto pure il lazo. Yuuuuuuuuh. Dietro con il sedere che Furia in alcuni momenti sembra volersi inabissare nel mare. Corri corri in un tempo brevissimo abbiamo finito la poppa. Oh oh. Adesso devo ammainare il gennaker e sono cavoli miei. Infatti mi ritrovo avvolta completamente dalla vela. Annaspo con le braccia per cercare di liberarmi e per cercare di ammainare. Non so bene cosa sia successo ma per fortuna Goffredo ha smesso per un momento di vomitare ed e’ venuto a srotolarmi dal gennaker. Le altre barche sono dotate solo di avvolgifiocco. Furia Cavallo del West ha avvolgifiocco e avvolgigennaker (che sarei io).
Altra bolina. Ehi Tommi, anche tu qui? cavalchiamo insieme verso la boa. Arriviamo in boa insieme. Lui interno. Marco, il timoniere, si incasina, Tommi ci chiede acqua. Hai ragione Tommi prego passa ci mancherebbe altro si accomodi pure. Poi giriamo la boa e via la bestia cerca nuovamente di disarcionarci. Mi arrivano secchiate d’acqua in faccia, sembra di essere in una lavatrice. Voglio un ombrello. Giusto il tempo di fare un paio di strambate e siamo nuovamente pronti per ammainare, e vai di avvolgigennaker di nuovo! Finalmente e’ finita. Arriviamo 13esimi.
Della seconda prova ho rimosso tutto tranne che il finale. L’avvolgigennaker non ha funzionato perfettamente e per una decina di minuti il rodeo si e’ trasformato in una uscita a pesca a strascico. Non abbiamo nemmeno preso un tonno. In compenso la vela si e’ rotta. Riusciamo a tirarla su in barca e alla fine tagliamo l’arrivo 16esimi. Siamo mogi e sconsolati. Furia Cavallo del West ci ha dato del filo da torcere con questo ventone. Ma tanto è in calo, dicono cosi’ le previsioni, e domani sara’ tutto piu’ facile.
Domenica mattina mi affaccio sul balcone per avere conferma delle previsioni.
Sbagliate.
C’e’ ancora aria. Eccome se ce ne e’.
Inizia la regata. Voglio andare a casa. Voglio fare un centrino all’uncinetto. Voglio giocare a ramino con mia zia. Voglio una tazza di latte caldo. Voglio sedermi davanti al caminetto con il gatto sulle gambe. E invece ecco che arriva la prima secchiata d’acqua in faccia che inizia a colarmi giu’ per il collo. Ma cosa ci faccio qui? Perche’ sono qui? Davvero non ricordo perche’ mi piace andare in barca. Finita la bolina Furia Cavallo del West mi rinfresca la memoria e mi fa ricordare perche’ amo la vela, l’adrenalina scorre a fiumi e sono felice. Furia ci regala una cavalcata memorabile. E l’ammainata viene bene. Non mi pare vero. Su di nuovo, giu’ di nuovo. Evvai! Galoppa Furia Cavallo del West, galoppa! Ma quello che Furia ti da’, Furia ti toglie. E sbaglio l’ultima ammainata e lo spi tocca la boa. E allora prima del traguardo facciamo un 360 e mentre facciamo il 360 Cian arriva e ci supera guardandoci con aria di compatimento. Senti bello, sei bello ma non farmi quell’aria di compatimento che se no mi diventi antipatico. Siamo decimi.
Inizia un cazziatone per l’errore in ammaina. Il cazziatone va avanti e va avanti e come una pentola di fagioli borbotta e borbotta e borbotta e alla fine ci litigo perche’ ho deciso di fondare il fronte per la liberazione del prodiere oppresso dalla dittatura dei timonieri. Ci prendiamo le secchiate d’acqua, decidono di virare e sussurrano sottovoce "pronti alla vira" non tenendo conto che tu sei nella lavatrice 5 metri davanti a loro, e se la controscotta e’ bloccata e’ colpa del prodiere anche se in realta’ e’ quel culone del tailer che ci si e’ seduto sopra, e ci prendiamo gli insulti quando sbagliamo e quando non sbagliamo ma loro quando sbagliano la partenza non gli si puo’ dire niente, e va bene cosi’ perche’ a noi fare i prodieri piare e stare la’ davanti e’ bellissimo e il traguardo lo tagliamo sempre prima noi e non loro, ma a tutto c’e’ un limite. Quindi prodieri di tutta Italia uniamoci nella lotta alla dittatura dei timonieri e ogni tanto mandiamoli cordialmente a cagare che fa bene alla nostra anima e al loro intestino.
Nella discussione c’e’ stata una vittima innocente: ho morsicato la mano del tailer, ma questa e’ un’altra storia e ve la racconto un’altra volta.
Seconda prova. Il vento sembra sempre di piu’. Ci siamo comportati dignitosamente e non abbiamo fatto erroracci, tranne una caramellona nell’ultima poppa e questa era ovviamente colpa del prodiere, ma dopo avere capito che sono mordace come un pitbull nessuno ha piu’ osato dirmi niente. Arriviamo noni e siamo soddisfatti e stravolti. Ci impieghiamo una vita a togliere dall’acqua Furia Cavallo del West e dopo poco mi ritrovo sola, sono andati via tutti. Forse sono andati a portare il tailer a fare l’antirabbica e l’antitetanica. Io vado a mangiarmi un piatto di pasta col Dodo che la carne l’ho gia’ mangiata a merenda.

Wednesday, October 13, 2004

Barcolana 2004


C’è una regata, là dove finisce il Mare Adriatico,che riempie il mio cuore di gioia.
È una regata di poche miglia, ma per goderne appieno occorre gustarsela lentamente, dal giovedì sera al lunedì sera, perche’ a noi la Barcolana piace viverla tutta, assaporarne il prima, il durante e il dopo. Le emozioni che ti dà rimangono a lungo impresse nell’anima, perche’ la Barcolana e’ tante cose e la cosa meno importante e’ la regata stessa.
La Barcolana e’ la moltitudine di persone che condividono il tuo stesso amore per il mare e la vela, sono gli amici vecchi e gli amici nuovi. La Barcolana e’ dormire in 2 in un loculo di 2 metri quadri e scoprire una sera che il tuo loculo e’ stato utilizzato come ripostiglio per cuscini, sacca del gennaker, pentolone, mezzo marinaio, salami e caciotte.
La Barcolana e’ farsela addosso perche’ la tessera magnetica del gabinetto del Marina di San Giusto non la trovi quando piu’ ti serve.
La Barcolana e’ un pentolone di 3 kg di fagioli andati a male che saturano l’atmosfera di un odore nauseabondo che se non andavano a male e li mangiavamo pero’ l’atmosfera era sicuramente peggio. Soprattutto nel loculo.
La Barcolana e’ non riuscire a ottenere 10 cubetti di ghiaccio perche’ il barista del Marina ha messo i nostri sacchettini nel frigorifero e non nel freezer.
La Barcolana e’ farti prendere da un attacco di ridarola cosi’ forte da farti venire il mal di testa.
La Barcolana e’ seguire la scia di feromoni lasciati dietro dal pelatone di Alfa Romeo (Carlo Castellano n.d.r.).
La Barcolana e’ trovarti a pochi centimetri da miti della vela come Bressani e Benussi, che chiacchierano amabilmente con delle vecchiette e che se a loro piace cosi’ e’ solo questione di tempo e aspetto anche io di avvizzirmi e poi sarete miei.
La Barcolana e’ volere fare l’ormeggiatrice da grande.
La Barcolana e’ mangiare le acciughe alle 8 del mattino che siamo ancora in porto ma si sa mai che mi sento male.
La Barcolana e’ impasticcarsi di Xamamina.
La Barcolana e’ scoprire un nuovo ruolo in barca: la bottonista.
La Barcolana sono tre ragazzi su una vasca da bagno e sono 20 energumeni su Alfa Romeo.
La Barcolana e’ un cambusiere dell’alcolisti anonimi che per 4 giorni ha comprato 10 litri di vino e una bottiglietta da mezzo litro d’acqua a testa.
La Barcolana sono i fuochi d’artificio con tanti petaretti visti dalle Rive in compagnia di 10mila persone.
La Barcolana sono gli incroci in regata senza nemmeno urlare acqua che tanto non ha importanza arrivare 801 o 802.
La Barcolana e’ il briefing in pozzetto, il discorso del Presidente: siamo qui per divertirci, mi consenta.
La Barcolana e’ scroccare un dolcetto alle mandorle alla barca di fianco.
La Barcolana e’ quella tua maglietta (dell’AIDO) fina tanto stretta al punto che mi immaginavo tutto.
La Barcolana e’ perdere il pennarello indelebile.
La Barcolana e’ litigare per un ormeggio.
La Barcolana e’ domandarsi se i camini sulle terrazze di shining siano dei braccioli per i signori in falchetta.
La Barcolana e’ morto un parabordo se ne fa un altro.
La Barcolana e’ camminare per Trieste deserta la domenica sera e non trovare un bar aperto che i triestini ne hanno le scatole piene di noi turisti.
La Barcolana e’ farsi viziare da due ragazzi che cucinano per te.
La Barcolana e’ trovare un buco in Piazza Unita’d’Italia per ascoltare il concerto per poi capire che a te quel concerto li’ non piace mica.
La Barcolana e’ un ragazzino che sale sulla tua barca e ti finisce la Nutella.
La Barcolana e’ sentire parlare in veneziano e non capire le battute in quello strano idioma ma ridere lo stesso.
La Barcolana e’ tirare su la calza del gennaker nel momento sbagliato.
La Barcolana e’ potere contare ogni anno sui miei putei.
La Barcolana e’ piangere alla stazione di Mestre con la mia sacca sulle spalle perche’ anche quest’anno e’finita.
Mi avete fatto passare dei giorni splendidi.
Vi voglio bene

Saturday, August 28, 2004

Malcesine 28 ago 2004

Dopo avere letto l’annuncio surfistico matrimoniale del Bonny (Peler parcheggio malcesine: Vito grigio, vetri scuri, adesivo ISW, "alto, moro, bella presenza, conoscerebbe donna trentenne mentalmente munita, ricca, possibilmente a batterie ricaricabili, scopo sincera relazione".) ho pensato che questa fosse l’occasione giusta per maritarmi e per iniziare a fare windsurf. Detto fatto sabato nel primo pomeriggio mi presento a Malcesine alla ricerca del Mercedes Vito e soprattutto alla ricerca di un ragazzo alto e moro. Alto si fa per dire, sara’ giusto 3cm piu’ alto di me, moro non so… magari sotto la boccia pelata c’e’ pure un foltissimo cuoio capelluto moro ma è una cosa che non mi è dato sapere. L’atmosfera è satura di neoprene: il bolognese ha trascorso una notte nel camioncino in compagnia delle sue tavole e delle sue vele, ha surfato col peler del mattino e ovviamente non aveva a disposizione una doccia. E a me tocca sorbirmi tutto quell’aroma di ascella neoprenata senza nemmeno farglielo pesare che mi deve insegnare windsurf. Pero’ dopo magari glielo dico... per il suo bene mica per altro... Gli butto li’ un: "dai insegnami!" e lui: "ok ma tieni conto che c’e’ troppo vento, ho la tavola da 105 litri, la vela da 5m (erano 5??) cadrai, non ti divertirai, sara’ una sofferenza" Scruto il lago increspato dal vento e mi passa la voglia. Dico magari dopo, si magari dopo, l’estate prossima, non c’e’ fretta che non ho voglia di soffrire io. Passa mezz’oretta e il bolognese ci riprova: "dai ora esci" no io non posso ho mal di testa, ho le mie cose, ho anche un principio di bronchite, sento il catarro nelle vie respiratorie, non mi pare il caso no davvero no grazie un’altra volta magari. Evidentemente gli deve essere entrato un po’ di neoprene nelle orecchie e le deve avere intoppate per benino perche’ proprio non mi vuole dare retta e inizia a scaricare le vele e la tavola e il boma e il piedino e la prolunga. E io sono bravissima che mi ricordo ancora di quanti pezzi è fatto un rig (o come direbbe Tony Randine R.I.G.). e come si cazza il basso? Ah cosi’ fammi provare, faccio io, ma quanto è duro, spetta un momento, ecco bravo bonny fai tu bonny cazza bene tutto. Un RDM? Uh interessante. Di carbonio? Uh interessantissimo. E se lo rompo? E se rompo la vela? E se rompo la tavola? Sto rompendo? Ok la smetto. Mettiti il costume mi dice. Ma che costume e costume? Che se qui casco mi salta fuori tutto, prestami la mutina. Bellissima, mi sta proprio bene. Sembro Diabolik in calzoncini corti. Ci posso fare dentro anche la pipi’? Bha’ io non glielo dico ma la faccio lo stesso che è mezz’ora che mi scappa. Lezioncina teorica, vento-spalle-vela, tiro su la vela facendo contrappeso col mio peso, incrocio le mani prendo il boma, e il resto lo impariamo la prossima volta. Ok facile. Una vera cavolata direi. Ok vado eh Bonny! Tu guardami e poi dimmi cosa fare una volta preso in mano il boma. Salto sulla tavola che è al limite dell’affondamento. Ma teoricamente una tavola da 105 litri non puo’ sorreggere una persona da 105kg? Va bene che ho mangiato come una mucca ste vacanze e non ho ancora osato pesarmi, pero’ 105 no dai! Vabbe’, mi metto in piedi sulla tavola e non ho capito come mi ritrovo sott’acqua con almeno 2 litri di eau de Garda Lac nel naso. E mi sono presa pure una bella botta a un piede su un sasso. E ricordo le parole di Bonny prima di entrare in acqua: "Vuoi le scarpette?" no no ma che scarpette? A cosa servono le scarpette??? Ci riprovo. Bonny mi tiene la tavola e io salgo e ricasco. E io non mi sento piu’ Diabolik ma il Gabibbo. E ancora. E ancora. Su e giu’ e su e giu’ e la gente in spiaggia inizia a sbellicarsi. Cosa ridete? Questo è free style e in quanto free posso fare quello che voglio. Mi sorge un dubbio: Bonny mi sta sabotando. Gli chiedo di lasciare la tavola e infatti senza la sua preziosa assistenza riesco a salire. E riesco pure a prendere la cimetta. Casco una ventina di volte. Forse di piu’, non lo so. Ero sempre in acqua. Ne ho bevuta talmente tanta che il livello del lago si deve essere abbassato di almeno 20cm. Alla fine pero’ ce la faccio a prendere questo maledetto boma, forse riesco anche a muovermi per 1 metro. Poi ovviamente precipito in acqua per la milionesima volta. Sono stanca, ho le sbucciature sugli stinchi e sui gomiti che bruciano. Nuoto verso riva. Bonny guarda la sua attrezzatura e dice: "brava, hai anche caricato la tavola sul boma per fare meno fatica" ehm veramente io non ho fatto niente, si è incasinato tutto quando sono caduta e io non ho la piu’ pallida idea di come si carichi una tavola su un boma, ma lasciamogli credere quello che vuol credere che disilludere le persone non è bello. Mentre riportiamo l’attrezzatura al furgone butto li’ un adesso dovro’ provare il kite. E Bonny dice la cosa piu’ bella che avrebbe potuto dire: "sei troppo brava per il kite, e poi tu hai il carattere e l’ostinazione del windsurfista" e io ho iniziato a camminare a 1 metro dal suolo. E ora sono qui in ufficio, che mi fanno davvero male i gomiti e non so come appoggiarmi alla scrivania per scrivere, e penso a quando sara’ la prossima volta che potro’ provare a prendere quel maledetto boma tra le mani e la prossima volta non faro’ solo 1 metro ma 5 metri e la volta dopo ancora saranno 10m e alla fine il mio freestyle forse diventera’ un po’ meno free e un po’ piu’ style.