Thursday, November 9, 2006

Fricolo ITA29310

La mia beccaccia, Fricolo ITA29310, mi dà un sacco di soddisfazioni.

Ma partiamo dall’inizio.
Giovanni ed io volevamo una deriva per andare a fare qualche regata insieme.
470 non se ne parla nemmeno: inutile impegolarsi in una classe olimpica piena di ragazzetti allenatissimi dove non avremo la minima chance

laser 4000: quella serpe di Gio’ controlla il regolamento di classe perché è intenzionato a spostare il trapezio al timoniere. Il regolamento lo vieta. Non si fida delle mie capacità circensi al trapezio e scarta la barca senza pensarci due volte.

Star: bella battuta!

Snipe: perfetto!
Non c’e’ lo spi ma io posso divertirmi con il fiocco e avrei sempre il tangone, che un prodiere che si rispetti deve potere imprecare contro il tangone quando cicca una strambata.


Troviamo un snipe in vendita, decidiamo di andare a provarlo nel ponte di ognisanti e di approfittare dell’occasione per trasferirlo da Brenzone a Navene per fare la regata il weekend successivo
Non c’e’ vento.
Pagaiamo per 13.8 km, gli ultimi 200m arriva il vento….

Il mercoledì, approfittando sempre della vacanza per il ponte, decidiamo di uscire ad allenarci che sabato c’e’ la regata e abbiamo capito perfettamente come si rema ma non come si conduce a vela la nostra bella beccaccia cicciona e un po’ vecchiotta…
Escono in allenamento anche Roger e Silvia, facciamo un po’ di boline e poppe godendo della splendida giornata di sole e brezza che ci regala l’autunno gardesano.
Andiamo bene ma non capiamo il perche’: ghinda sghinda ghinda sghinda a casaccio alla fine con vento leggero sembriamo andare bene malgrado la beccaccia cicciona e noi equipaggio al limite del peso massimo.
A me piace il vento leggero: niente schizzi di acqua gelata in viso, niente vento tagliente che mi fa aumentare la couperose, e soprattutto niente cinghie che dopo 10 secondi imploro per una virata che a me stare la’ fuori col sedere ammollo nell’acqua fredda innanzitutto mi fa venire la pipi’ e poi mi fanno male nell’ordine: le caviglie, gli stinchi, le ginocchia, i quadricipiti, il bicipite femorale che sfrega, e soprattutto quel maledetto ileopsoas che manco credevo esistesse e che se tonifico non ne traggo alcun vantaggio: la cellulite mica ce l’ho sull’ileopsoas!
Semiassiderata sulla strada verso casa decido di fermarmi a comprare una bella cerata stagna rigorosamente non traspirante che magari mi fa pure effetto dimapant che unisco l’utile al dilettevole. La stagna ha il vantaggio di tenerti asciutta come un pampers. In compenso a metterla ti strappi tutti i capelli. Vi ricordate i miei bei ricciolotti? Ecco, tempo 4 volte che indossero’ la stagna e mi ritrovero’ con la testa di kojak.

Sabato la regata inizia alle 12.30 e mi piace un sacco questo orario perche’ posso dormire la mattina e soprattutto perche’ non c’e’ il peler che a me il peler piace solo quando sono al calduccio dentro un bar e lo guardo dalla mia bella poltroncina, con una tazza di te’ fumante in mano chiacchierando con gli amici e mentendo spudoratamente “ahhhhh che peccato non essere in barca con questo bel peler!”
col piffero! A me il vento forte mette una paura folle. Da crisi di panico.
Un conto è fingermi grande velista sprezzante del pericolo, un altro conto è esserlo. Sono una fifona, o per dirla in modo elegante il mio istinto di sopravvivenza è estremamente sviluppato.

L’ora è leggera, le regolazioni che avevamo fatto mercoledi’ vanno bene anche adesso, gio è bravissimo e parte benissimo e… magia… giriamo primi la prima boa della nostra prima regata sulla nostra prima barca insieme!!!
Sono, siamo, felicissimi!
Che poi io mica sono abituata ad avere dietro 19 barche, al massimo ne avevo dietro una nei match race…
Manteniamo la prima posizione per tutta la poppa e per tutta la seconda bolina, ma alla poppa finale ci passano, ma siamo contenti lo stesso, eccome se siamo contenti!

Nella seconda prova ci comportiamo ancora bene, gio’ parte sempre benissimo, e arriviamo terzi,

la domenica purtroppo partenza alle 9.30 con peler. Aiuto. Gia’ non mi piace l’aria, poi non sono mai stata in deriva, figuriamoci con l’aria, figuriamoci in regata. Aiuto aiuto aiuto.
Gio’ mi dice che non siamo obbligati a farla la regata, se non me la sento rimaniamo a terra. Eh no eh. Che figura da mezza donnetta ci farei? E poi sono in piedi dalle 6.30, tanto vale farsi passare la paura e buttarsi. Speriamo di non scuffiare che se no la beccaccia cicciona come la tiriamo su? Gia’ mi sono resa ridicola quest’estate a Campione che non riuscivo a tirare su un laser, figuriamoci la beccaccia cicciona!
Vabbe’, fingo di essere donna di mondo, marinaia d’altri tempi e usciamo. Bhe’, quasi quasi mi piace. Quasi quasi mi fa meno paura in deriva che sulla prua dei monotipi. Qui se non altro non sono in piedi e non rischio di scivolare giu’. Insomma qui mi porterei dietro anche il timoniere e la barca, non mi sentirei sola e abbandonata in mezzo alle onde, sarei in buona compagnia. Mi passa veramente la paura!
Finiamo terzi la prima prova.
Seconda prova con peler calante, proprio adesso che iniziavo a prenderci gusto (soprattutto in poppa)… Gio’ fa un’altra partenzona talmente in barca che credevo di finirci spiattellata, poi pero’ le cose girano storte, soprattutto il vento. Ci incippiamo, non capiamo piu’ niente, ci innervosiamo, mi scappa la pipi’, ho fame, vabbe’ buonanotte tanto alla boa non ci arriviamo entro il tempo massimo, tira fuori i panini. E cosi’ facciamo il nostro primo dnf.

Dopo la pausa pastasciutta riusciamo per vedere se riusciamo a fare la quinta prova, alla fine della bolina ci mandano a casa che di vento ce n’era veramente troppo poco.

Con quattro prove, 2-3-3-dnf, abbiamo uno scarto e ci classifichiamo felicemente terzi, dietro a Rochelli-Semec e Bruni-Bonomi.

Carichiamo la beccaccia cicciona sul carrello (non da soli, ci sono volute 5 persone!) e la portiamo a Brenzone dove faremo l’invernale.

I poteri miracolosi della mia beccaccia cicciona:farmi passare la paura del peler e farmi tornare la voglia di scrivere

2 comments:

FABIO said...

Se questi sono i poteri della Beccaccia,"VIVA LA BECCACCIA".
Se poi posso permettermi un suggerimento prima di passarti il collo della stagna indossa un sacchetto di polietilene opportunamente forato davanti alla bocca,e salverai i tuoi bei riccioli in puro carbonio.
CIAO. Fabio.

Anonymous said...

Concordo con Fabio.
Via la BECCACCIA, non se ne poteva più di arrivare sulla home e trovare sempre lo stesso post.
Chi vince un premio per la sua scrittura non può poi lasciare i suoi lettori a becco asciutto :-)
Già hai abbandonato ihn, ci voleva proprio qualcosa che ti facesse tornare la voglia di scrivere...
ciao. Fabrizio